-----------------------------------

Acquista i software ArcGIS tramite Studio A&T srl, rivenditore autorizzato dei prodotti Esri.

I migliori software GIS, il miglior supporto tecnico!

I migliori software GIS, il miglior supporto tecnico!
Azienda operante nel settore GIS dal 2001, specializzata nell’utilizzo della tecnologia ArcGIS e aderente al programma Esri Partner Network (EPN) di Esri Inc.

-----------------------------------



Visualizzazione post con etichetta IMPORT dati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IMPORT dati. Mostra tutti i post

lunedì 30 novembre 2009

I servizi WFS del PCN: dati vettoriali scaricabili online!

Cari utenti ArcGIS,
in questo post vi parlo di un sogno diventato realtà.

Mi sto riferendo alla crescente disponibilità di dati geografici sul web, guarda caso l'argomento con il quale ho aperto questo blog. Nel febbraio scorso avevo però trattato questa tematica limitando le mie considerazioni ai servizi di mappa in quanto, fra tutti i web services utilizzati nel settore GIS, sono certamente i più diffusi.

Questo post ha invece come oggetto i servizi di download impostati sullo standard WFS (Web Feature Service),  strumenti che consentono di scaricare strati informativi di tipo vettoriale utilizzando un protocollo, definito a livello internazionale, che garantisce l'interoperabilità fra differenti sistemi.

La disponibilità di questi servizi non è certo una novità e anche in Italia alcuni enti - ancora pochi in realtà - espongono risorse di questo tipo.
Da parte mia ho notato, proprio nell'ultimo periodo, un'attenzione crescente intorno a questa tematica.
In effetti collegarsi ad un sito web, scegliere lo strato informativo di proprio interesse e poterlo scaricare liberamente in locale, è sicuramente un'opportunità da non sottovalutare anzi, per molto tempo, è stato "il sogno" di qualsiasi utente GIS.

In questa sede illustrerò come impostare ArcCatalog per connettersi ai servizi WFS e, ovviamente, come utilizzarli in ambiente ArcMap.
Giusto per chiarire il concetto, vi mostro qui sotto l'anteprima del servizio WFS esposto dal Portale Cartografico Italiano (PCN) e relativo alle province del nord Italia.


Come ho anticipato nell'ultimo post, ho preso spunto dalla richiesta che Marco, il 10 novembre, ha inserito nel nuovo "spazio commenti".
In realtà ero pronto a pubblicare l'articolo già venerdì 20 novembre. Facendo un'ultima verifica, mi sono invece accorto che l'esempio scelto - i servizi WFS del PCN - non erano più in linea. 
Inizialmente ho pensato ad una interruzione temporanea (in effetti anche i servizi WMS e WCS presentavano lo stesso problema), magari per una manutenzione programmata del sistema. Poi, dopo alcuni giorni di inutile attesa, ho deciso di inviare una mail al supporto del PCN e, magicamente, venerdì 27 ho verificato che i servizi erano di nuovo online.
Ad un certo punto ho addirittura pensato fosse colpa di Marco, avevo il sospetto che quell'ingordo, a furia di scaricare dati, avesse stressato il server del ministero al punto da provocarne il crash.

Scherzi a parte, chi si occupa di GIS sa bene che uno dei temi più interessanti del momento riguarda proprio l'interoperabilità, il cui obiettivo è quello di facilitare l'interazione fra sistemi differenti, in particolare per quanto concerne l'accesso ai dati.

In questo contesto assumono grande importanza gli standard definiti da OGC (Open Geospatial Consortium). Per conoscere meglio questa organizzazione mi approprio di un passaggio della pagina di Wikipedia, l'enciclopedia libera ( http://it.wikipedia.org/wiki/Open_Geospatial_Consortium ):
"Open Geospatial Consortium (OGC, in precedenza OpenGIS Consortium) è un'organizzazione internazionale no-profit, basata sul consenso volontario, che si occupa di definire specifiche tecniche per i servizi geospaziali e di localizzazione (location based). OGC è formato da oltre 280 membri (governi, industria privata, università) con l'obiettivo di sviluppare ed implementare standard per il contenuto, i servizi e l'interscambio di dati geografici (GIS - Sistema informativo geografico) che siano "aperti ed estensibili". Le specifiche definite da OGC sono pubbliche (PAS) e disponibili gratuitamente."

Come primo passo è opportuno comprendere cosa si intenda per servizio, in particolare per web service.
Sempre da Wikipedia, vi consiglio la lettura delle prime 10 righe della pagina   http://it.wikipedia.org/wiki/Web_service , dovrebbero chiarire bene il concetto.
In estrema sintesi possiamo affermare che un Web Service nasce per supportare l'interoperabilità tra diversi sistemi informativi.

Caratteristica fondamentale dei servizi basati sugli standard OGC è la totale indipendenza da qualsiasi tecnologia e piattaforma GIS, e ciò, ovviamente, a tutto vantaggio di una migliore interoperabilità fra differenti sistemi.
Grazie agli standard OGC, sistemi diversi possono "dialogare" utilizzando lo stesso "linguaggio".

ESRI, che è uno dei membri principali di OGC, conosce molto bene l'importanza di questo approccio e infatti ArcGIS è da sempre la tecnologia che implementa il maggior numero di standard OGC (per maggior informazioni vi consiglio la lettura della brochure, in italiano, "ArcGIS: standard e interoperabilità", potete scaricarla cliccando sul seguente link http://www.esriitalia.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=10&Itemid=388&lang=it ).

Come già anticipato, lo standard OGC più diffuso è certamente il WMS (Web Map Service), ormai utilizzato da moltissimi enti pubblici italiani per esporre servizi di mappa (per approfondire l'argomento vi consiglio la lettura, sempre su Wikipedia, della seguente pagina:  http://it.wikipedia.org/wiki/Web_Map_Service ).

Si noti però che il WMS non è l'unico servizio di mappa, probabilmente i servizi di mappa più diffusi sono quelli "nativi" di ArcIMS o di MapServer.

Vi segnalo inoltre che anche i servizi esposti tramite ArcGIS Server stanno conquistando sempre più consensi, soprattutto per la loro estrema velocità. Per farvi un'idea date un occhio alle ortofoto 2007 che il GeoPortale della regione Lombardia espone, insieme alla CTR e ad uno stradario, direttamente nella sua Home Page: i tempi di risposta sono veramente impressionanti!

Il WFS - ovvero il protagonista di questo post - è invece uno standard OGC di tipo "Download service" (per maggiori informazioni consultate, ancora da Wikipedia, la seguente pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Web_Feature_Service ).
Servizi utilizzati per distribuire "fisicamente" tematismi in formato vettoriale: quindi oggetti geografici più i relativi attributi.
Una volta caricati in ArcMap, l'utilizzo di questi dati è identico a quanto avviene con uno shapefile o una feature class.

Per completare il quadro vorrei dedicare anche un rapidissimo accenno ai servizi WCS (Web Coverage Service) che, in pratica, sono complementari ai WFS. Sono infatti utilizzati per distribuire dati di tipo raster: celle (GRID) più i relativi attributi. Si pensi ad esempio ad un DTM (Modello Digitale del Terreno) e all'associazione tra ogni cella e il corrispondente valore di quota.
Se volete approfondire anche questo argomento, vi consiglio la lettura, sempre su Wikipedia, della seguente pagina: http://it.wikipedia.org/wiki/Web_Coverage_Service

Dopo questa lunga ma doverosa premessa, veniamo ora agli aspetti più operativi!
Per connettervi ai servizi WFS, nel caso specifico quelli del PCN, dovete innanzi tutto accedere alla pagina http://www.pcn.minambiente.it/PCNDYN/catalogowfs.jsp?lan=it  .

1 - scegliete il tematismo di vostro interesse - nel mio esempio le regioni - e cliccate sulla voce capabilities (attenzione a non confondersi con i servizi regioni fuso 32 e regioni fuso 33, ovvero lo stesso tematismo ma già proiettato e suddiviso nei 2 fusi UTM);

2 - apparirà una pagina in formato XML che illustra le caratteristiche del servizio. Ovviamente potete leggere tutto il documento ma, ai nostri fini, è sufficiente copiare in memoria l'indirizzo URL di questa pagina ovvero http://wms.pcn.minambiente.it/cgi-bin/mapserv.exe?map=/ms_ogc/wfs/regioni_wfs.map&service=wfs&request=getCapabilities

3 - aprite ArcCatalog, fate doppio click sulla voce Interoperability Connections e poi su Add Interoperability Connection (nel caso la voce non fosse disponibile, occorre accedere al menu Tools e cliccare sulla voce Options, selezionate poi la scheda General e, nell'elenco superiore, inserite un flag in corrispondenza della voce Interoperability Connections);

4 - nella maschera che appare, selezionate come Format la voce WFS (Web Feature Service) e, nella casella Dataset, incollate l'indirizzo copiato al punto 2. Se avete seguito le mie indicazioni dovreste trovarvi nella situazione rappresentata qui sotto.



5 - cliccate sul pulsante Settings e poi, nella maschera che appare, agite sul pulsante che trovate alla destra della casella Table List;

6 - apparirà la maschera qui sotto, inserite un flag accanto alla voce Select all per selezionare entrambi i tematismi: regioni_f32 (Regioni) e regioni_f33 (Regioni);


7 - cliccate sui vari pulsanti OK per chiudere tutte le maschere e attivare così il collegamento che, salvo rimozione, d'ora innanzi sarà sempre disponibile in ArcCatalog.

A questo punto potete visualizzare la Preview dei 2 servizi per verificare se avete ottenuto il risultato atteso che, salvo inconvenienti, dovrebbe coincidere con le 2 immagini qui sotto (nota: la prima visualizzazione richiede qualche secondo di attesa). 



Si noti che per caricare un servizio WFS in ArcView non è richiesto l'acquisto dell'estensione Data Interoperability, è però necessario che tale estensione sia installata (la stessa considerazione vale per ArcEditor e ArcInfo).
Sembrerebbe un controsenso ma non è così: vi ricordo infatti che i DVD di ArcGIS Desktop consentono l'installazione di tutte le estensioni, l'effettivo utilizzo è invece subordinato al possesso, ovvero all'acquisto, della corrispondente licenza d'uso.
Per verificare se Data Interoperability è installata sul vostro PC, potete lanciare l'utility ArcGIS Desktop Administrator e verificare se nella colonna Installed della scheda Availability appare la voce Yes. In caso contrario dovete solo recuperare il DVD e procedere ad un'installazione Custom che aggiunga questa estensione.

Per caricare i servizi WFS è quindi sufficiente la sola licenza ArcView.
Una riprova, semmai ve ne fosse bisogno, della completezza funzionale del "piccolo" di casa ArcGIS.

Per connettersi ad altri strati informativi in formato WFS, basta ripetere la procedura che vi ho descritto, avendo cura di inserire, al punto 4, la stringa di vostro interesse.
Attenti però ai servizi con molti oggetti associati! Aste fluviali, edificato e diversi altri strati, richiedono molto tempo per essere caricati ... o forse sarebbe meglio dire "scaricati"  (nota: trovate una possibile soluzione a questo problema nell'articolo pubblicato il 21 gennaio 2010).

In effetti ArcCatalog crea autonomamente una copia "volatile" dei dati nella memoria del vostro PC.
La scheda Data Interoperability presente nelle opzioni di ArcCatalog o ArcMap (vedi immagine qui sotto), consente proprio l'impostazione di alcuni parametri associati alla Cache generata dal sistema.


Se invece volete salvare i dati in modo permanente, ammesso che ciò abbia senso, caricate il servizio WFS in ArcMap, cliccate con il tasto destro sul nome del layer, scegliete la voce Data e poi Export Data.
Se vi servono ulteriori dettagli su questo passaggio, chiedete pure a Marco: a giudicare dal commento che ha lasciato in coda alla mia risposta, deve aver fatto una vera e propria indigestione di dati!

In merito all'utilizzo di questi strati informativi, tenete presente che sono sottoposti a specifiche condizioni d'uso. Per chiarirmi le idee ho letto la pagina relativa ai termini di utilizzo ma, in tutta sincerità, ammetto di avere ancora molti dubbi: mi è sembrato di capire che lo stesso ente che mette a disposizione i servizi WFS (nati appositamente per il download dei dati) vieta espressamente la possibilità di effettuare una copia dei dati.
Di fronte a questa incongruenza - reale o presunta - nei giorni scorsi ho deciso di inoltrare una mail al supporto del PCN chiedendo chiarimenti. Purtroppo, ad oggi, non ho ancora ricevuto risposta...

Vi segnalo poi che, oltre al PCN, vi sono altri enti - ancora pochi in realtà - che espongono servizi WFS, ecco tre validi esempi:

Portale Geocartografico Trentino - l'elenco delle capabilities di tutti i servizi è disponibile al seguente link http://www.territorio.provincia.tn.it/portal/server.pt?open=514&objID=23011&mode=2 (la figura seguente mostra l'anteprima delle sezioni di censimento).
In questo caso consentitemi un plauso particolare ai tecnici ed agli amministratori di questo portale perchè mi sembra che senza troppi "fronzoli" forniscano un servizio eccellente!
Premesso che NON ho il piacere di conoscerli personalmente e che la mia valutazione si riferisce - per ora - solo ai servizi WFS, ho trovato il loro approccio di una semplicità e di una chiarezza disarmanti.
Vi esorto poi a leggere i termini di utilizzo oppure la guida operativa del servizio, sono certo che vi ritroverete nel mio giudizio...


Provincia di Lodi - utilizzate il seguente indirizzo URL http://sit.provincia.lodi.it/cartografia_generale.asp per accedere a tutti gli strati informativi esposti come WFS (la figura qui sotto mostra l'anteprima dei confini comunali).


Regione Sardegna - utilizzate il seguente indirizzo URL http://webgis.regione.sardegna.it/geoserver/wfs?request=getcapabilities per accedere a tutti gli strati informativi esposti come WFS .
Vi faccio però notare che nella documentazione di questo servizio (è pubblicata nella seguente pagina http://www.sardegnaterritorio.it/j/v/241?s=29692&v=2&c=2871&t=1 ) si precisa che, per evitare il sovraccarico del server, la regione limita il download a "soli" 1000 oggetti per ogni tematismo.
Vorrei farvi notare come questa scelta - un pò "fuori dal coro" - limiti pesantemente l'utilizzo del servizio: in pratica ho la certezza di aver scaricato tutte le features che compongono uno strato informativo solo se il numero totale di oggetti risulta inferiore a 1.000 (come nel caso del layer rappresentativo dei confini provinciali mostrato nella figura qui sotto).


Come al solito non posso concludere l'articolo senza ricordarvi che:
  • la guida online di ArcGIS Desktop dedica un intero capitolo ai servizi OGC. Una lettura certamente utile per chiarire i molti aspetti che NON ho trattato in questo post, il link diretto è: http://webhelp.esri.com/arcgisdesktop/9.3/index.cfm?TopicName=Using_OGC_services_as_map_layers ;
  • attenti ai sistemi di riferimento! I servizi del PCN sono esposti sia in coordinate geografiche che cartografiche, entrambe però fanno riferimento al sistema geodetico WGS84. Per sovrapporre questi dati con strati informativi riferiti ai sistemi Roma40 o ED50, è fondamentale impostare le corrette trasformazioni di datum...
Un caro saluto.
PaoloGIS

PS: prima o poi cercherò di pubblicare un video in cui illustro le modalità finora descritte nel blog per accedere a risorse web: WMS, WFS, servizi ArcIMS e servizi ArcGIS Server...
Forse - ma solo se riesco a non ridere - proverò ad inserire anche qualche commento vocale.

mercoledì 22 aprile 2009

Caricare in ArcMap le ortofoto delle aree terremotate (Abruzzo 2009)

Cari utenti ArcGIS,
pubblico questo articolo per evidenziare l'utilità e l'efficacia della tecnologia GIS in situazioni tragiche e di emergenza come il recente terremoto in Abruzzo, anche se, naturalmente, avrei preferito che una simile occasione non si presentasse...

Inizialmente avevo concepito questo post solo per segnalare una lodevole iniziativa del Portale Cartografico Nazionale. Il PCN infatti ha pubblicato, in tempi ristrettissimi, le ortofoto acquisite in Abruzzo nei 3 giorni successivi al sisma (6 aprile).
Proprio questa rapidità nel divulgare "il dato" mi è sembrata una novità degna di rilievo, perlomeno nel contesto italiano. Da questo elemento, a mio avviso veramente significativo, sono nate una serie di considerazioni.

Ma andiamo per gradi!
Potete accedere alle ortofoto direttamente dal sito del PCN oppure, per un'analisi di maggior dettaglio, potete seguire il mio esempio e caricarle in ArcMap assieme ad altri dati.
Nelle due seguenti figure (click per ingrandirle) potete osservare la situazione dell'abitato di ONNA prima e dopo il sisma. Il confronto parla da solo...





Chi ha già messo in pratica le indicazioni contenute nel mio post del 6 febbraio sarà subito operativo: il collegamento al PCN risulterà infatti già impostato e basterà ri-connettersi.

I layer ai quali mi sto riferendo sono quelli con suffisso "ortofoto_sisma".
Si tratta di immagini a colori di ottima qualità che rendono bene l'entità, purtroppo tragica, di quanto accaduto.
Osservando i danni agli edifici, ho notato qualche coincidenza non ottimale tra fotogrammi adiacenti; immagino però che sia dovuta alla fretta con la quale sono state elaborate perchè fossero subito disponibili.

Comparando le due immagini appare inoltre evidente come le ortofoto del 2009 abbiano una risoluzione geometrica migliore (25 cm/pixel) rispetto a quelle del 2007 (50 cm/pixel).
In altri termini, le immagini del 2009 risultano molto più definite, probabilmente sono state acquisite con un volo a bassa quota.

Se qualche lettore volesse utilizzare il mio stesso documento di mappa, può scaricarlo cliccando sul seguente link: Terremoto93.zip
Tramite il comando "Save a Copy" di ArcMap, ho prodotto anche un MXD in versione 9.2. Gli utenti che utilizzano ancora questa versione possono scaricare il file dal seguente link: Terremoto92.zip .

Come potete notare osservando le due figure, mi sono limitato a caricare in ArcMap alcuni layer accessibili dai servizi PCN e ArcGIS online. Tenete quindi presente che i dati sono "in remoto" e la velocità di accesso, ovvero di consultazione, dipenderà molto dalle prestazioni della vostra connessione internet.

Inoltre, per i lettori che non dispongono di ArcView, ArcEditor o ArcInfo, ho predisposto lo stesso progetto affinchè sia utilizzabile anche con ArcReader: per scaricare questo file, cliccate su TerremotoArcReader93.pmf .
Per chi ancora non lo avesse installato, segnalo che ho indicato tutte le istruzioni per trovare, scaricare ed installare ArcReader nel mio articolo del 27 marzo .
Ricordo a tutti che si tratta di un software libero e gratuito.
Pubblico la seguente figura proprio per mostrare come si presenti il progetto se "visto" tramite ArcReader.



Potete anche notare come abbia utilizzato lo strumento "Markup" per perimetrare rapidamente (in 30 secondi circa) alcune aree che appaiono completamente distrutte.
In ambiente ArcMap, la stessa operazione deve essere ovviamente effettuata utilizzando un geodatabase e non dei semplici graficismi: in questo modo i dati trovano una "sede" certamente più adatta per essere elaborati ed analizzati.
Immagino che la protezione civile adotti proprio una logica di questo tipo e che, probabilmente, abbia predisposto negli anni geodatabase o shapefile "standard", cioè strutturati in funzione del particolare ambito di utilizzo: sisma, alluvione, incendio ecc.

Come anticipato all'inizio di questo post, ritengo che la pubblicazione delle prime ortofoto a soli 3 giorni dal sisma, sia una novità importante nel panorama italiano.
Quindi, in qualità di esperto GIS, vorrei innanzi tutto complimentarmi con il PCN e con la Protezione Civile.
Mi sembra questo un ottimo esempio di buon funzionamento del "sistema": la Protezione Civile effettua la ripresa e, nel giro di pochissimo tempo, i dati possono essere distribuiti via web, caricati nei vari software GIS e utilizzati da analisti e decisori per affrontare l'emergenza.
Resta inteso che gli stessi dati saranno una risorsa indispensabile anche per definire e pianificare tutti gli interventi successivi alla vera e propria emergenza, nel medio e lungo periodo.

Il mio entusiasmo deriva dalla convinzione che un buon connubio tra lungimiranza, tecnologia ed organizzazione, possa sempre produrre notevoli risultati.
Premesso che l'iniziativa del PCN è certamente in linea con questa logica, ho l'impressione che ancora molto si debba fare.
In questa seconda parte dell'articolo, vorrei quindi esporvi alcune considerazioni ovviamente legate alla tecnologia GIS: "idee" facilmente attuabili e, a mio avviso, molto efficaci.
Vorrei però precisare che NON sono un esperto di protezione civile, quindi non escludo che su alcune osservazioni potrei essere smentito.

Inizio segnalandovi una delle tante attività che avrebbero reso meno pesante il bilancio delle vittime.
Il tutto è nato assistendo ad un'intervista di un vigile del fuoco il quale, fra le mille difficoltà incontrate, segnalava anche quella di non riuscire a determinare sotto quali macerie potessero trovarsi eventuali vittime, un dato ovviamente fondamentale per stabilire dove concentrare gli sforzi.
In effetti, la zona in cui stava prestando soccorso si presentava quasi completamente distrutta e, di conseguenza, deserta (forse si trattava proprio di Onna): nessun numero civico al quale far riferimento, nessuna persona del luogo per ottenere indicazioni utili.
In questi frangenti è facile immaginare quanto sia importante ottimizzare l'opera dei soccorritori per agire bene e rapidamente.

Mentre l'intervistato descriveva la sua esperienza, mi è venuto spontaneo pensare alla lungimiranza di un'amministrazione comunale che, nel tempo, ha provveduto a georeferenziare la propria anagrafe. Nulla di trascendente: si tratta semplicemente di associare ogni residente a una coppia di coordinate cartografiche, per esempio quelle che identificano la posizione del numero civico esposto fuori dalla propria abitazione (magari perchè in cartografia quel numero è già presente!) oppure, meglio ancora, associando i residenti agli edifici stessi.

Un'operazione che noi del settore sappiamo essere semplice, rapida ed anche molto economica!
Personalmente, applicai questo concetto per la prima volta nel 1999: in qualità di consulente di una ditta di servizi di nettezza urbana, fui incaricato di fornire il supporto GIS necessario per programmare la raccolta dei rifiuti sul comune di Monza, che, per popolazione, è la 3° città della Lombardia e conta da sola circa 120.000 abitanti. Tenete presente che l'intera provincia dell'Aquila ne ha circa 300.000...
Logico immaginare che 10 anni fa non si parlasse ancora di database topografici (DBT); i numeri civici però erano già riportati sulla cartografia comunale, a quel tempo disponibile in formato DWG.
In pochi giorni ottenemmo uno shapefile puntuale in cui ogni elemento risultava associato ad un indirizzo. L'operazione fu condotta secondo la convenzione utilizzata dall'anagrafe comunale, di conseguenza l'unione di questi dati con la tabella fornita dall'ufficio anagrafe fu una semplice formalità: nel giro di 3 giorni riuscimmo a georeferenziare oltre il 90% della popolazione, circa 100.000 persone.

E il restante 10%?
Semplice: si trattava dei residenti corrispondenti a numeri civici non rappresentati in carta in quanto non rilevati durante i controlli a terra, magari perchè i numeri non erano esposti o erano coperti da vegetazione...
Nel caso specifico, "investimmo" ancora 2 giorni per localizzare almeno gli indirizzi corrispondenti al maggior numero di abitanti.
In pratica, in 5 giorni di lavoro localizzammo sul territorio circa il 97% della popolazione, un risultato più che soddisfacente per gli obiettivi di quel lavoro. Valutammo quindi di non proseguire: il rapporto costi-benefici fu considerato infatti troppo elevato.
Per maggior chiarezza, aggiungo che se dovessi quantificare oggi i costi di quell'attività, potrei ipotizzare una cifra di circa 1.500 euro...

Un'operazione, quindi, "semplice ed economica", ma anche estremamente utile!
Infatti l'anagrafe georeferenziata può risultare vantaggiosa anche in molti altri casi...
...ad esempio dopo un terremoto così devastante!
Infatti consente l'avvio di una procedura che, a mio modesto parere, avrebbe potuto ottimizzare l'opera dei soccorritori.
- la protezione civile, che immagino raccolga e aggiorni costantemente gli elenchi delle persone disperse, potrebbe incrociare i propri dati con i geodatabase forniti dai competenti uffici comunali...
- un servizio webgis (magari proprio il PCN) pubblicherebbe in diretta tutti i punti (ovvero gli indirizzi) che corrispondono alle persone ritenute disperse...
- i soccorritori, muniti di palmare dotato di ricevitore GPS e telefonia, potrebbero raggiungere rapidamente i punti evidenziati in mappa e concentrare gli sforzi in aree più limitate.

Tengo a precisare che, anche nel caso dei palmari, non intendo fare necessariamente riferimento a soluzioni sofisticate e professionali: infatti per questi utilizzi sono più che adatti i dispositivi da 200-300€ che trovate nei centri commerciali.
Tanto per intenderci, penso ai PDA Phone di tipo "economico" come quello rappresentato nella foto qui sotto, una tipologia che descrivo meglio nel mio post su ArcPad 8.



Purtroppo la foto non rende bene l'idea... Potete però intuire come l'immagine rappresentata sullo schermo sia proprio l'ortofoto pubblicata dal PCN: questo PDA è infatti dotato di telefonia e può quindi connettersi a internet.

Immagino anche che, con il passare del tempo, i punti diminuiscano o comunque risultino sempre più "affidabili", permettendo così una rapida e continua razionalizzazione dei soccorsi.
Sono consapevole del fatto che non si tratti di un metodo rigoroso, nel senso che non si può essere certi che ad ogni punto corrisponda effettivamente uno o più dispersi; ritengo però che, nel caso specifico, avrebbe prodotto buoni risultati.
Infatti, dato che il sisma è avvenuto in piena notte, è logico attendersi che la maggior parte dei dispersi si trovasse nelle proprie abitazioni.

Da notare poi che questi PDA "economici" non solo consentono di ricevere dati, ma anche, ovviamente, di trasmetterli.
In sostanza, si potrebbe conoscere, in tempo reale, la posizione esatta (intendo con una precisione di circa 5 metri) dei singoli soccorritori, delle squadre, dei mezzi e di tutte le "risorse" in movimento sul territorio...
...il salto di qualità sarebbe enorme: da una localizzazione a livello di singolo comune (es: 1000 soccorritori nel comune di L'Aquila) ad una "puntuale".
Pensate che beneficio per chi coordina tutte le operazioni e, di conseguenza, per chi riceve i soccorsi!

Sappiamo tutti che una logica di questo tipo viene applicata, ormai da molti anni, in campo militare. Anche in ambito civile vi sono diverse applicazioni, ad esempio alcuni veicoli del 118 trasmettono, ad intervalli specifici, la loro posizione sul territorio. Questo dato viene elaborato in tempo reale da una sala di controllo, il cui compito è proprio quello di ottimizzare gli interventi.

I soccorritori potrebbero inoltre utilizzare i palmari per segnalare eventuali necessità o situazioni particolari: e ciò semplicemente inserendo un punto in mappa. Quel "punto" potrebbe finire immediatamente su un geodatabase centralizzato che, in tempo reale, mostrerebbe ai vari analisti, e quindi ai decisori, dove concentrare gli sforzi o dove inviare risorse.

Giusto per non lasciare dubbi ai lettori, ribadisco un concetto fondamentale: dal punto di vista tecnologico, tutto quello che ho finora descritto è semplice da implementare e non richiede grandi investimenti economici.

A questo punto, ritengo anche opportuno pubblicare una delle slides che mostro ai miei studenti nella prima lezione del mio corso.



Tengo a far notare che si tratta di un concetto molto generale e legato ai sistemi informativi in quanto tali, con o senza componenti "geografiche".
Se volessimo ridurre la mia slide ai minimi termini, il "messaggio" potrebbe essere in sintesi: CONOSCERE -> ANALIZZARE -> OPERARE
Ne deriva che conoscere e analizzare "bene e rapidamente" sono condizioni necessarie, anche se non sufficienti, per operare "bene e rapidamente"...

A questo punto, cliccate sulla seguente immagine per ingrandirla e ditemi se non "riconoscete" molti degli strumenti e delle risorse alle quali, indirettamente, ho fatto riferimento in questo articolo....



Nel mio post del 26 marzo, ho cercato di spiegare come l'estrema modularità e la completezza della famiglia ArcGIS debba essere considerata una "ricchezza" e non, come spesso avviene, una complessità "esagerata".
E' evidente come, per una gestione ottimale di certe situazioni, siano necessari sistemi GIS in cui "convivono" contemporaneamente software di fascia server, desktop e mobile.
Laddove il tempo è una variabile estremamente critica, è certamente auspicabile che tali strumenti appartengano tutti alla stessa famiglia: si eviteranno così problemi di interoperabilità e di "dialogo".
Anche la possibilità di disporre di moduli aggiuntivi, in grado cioè di ampliare le funzionalità di ogni strumento di base, assume in questo senso un ruolo importante, permettendo di scalare le soluzioni in funzione delle reali necessità di ogni singola postazione.

E laddove tutto questo non serve?
Basta indirizzarsi verso soluzioni più semplici: non a caso spesso e volentieri risulta più che sufficiente il solo ArcView!

A questo punto direi che ho scritto fin troppo...
Spero di essere riuscito a trasmettere 2 messaggi estremamente importanti:
- la tecnologia GIS, se ben utilizzata, può produrre notevoli benefici anche in situazioni di emergenza;
- si possono ottenere grandi risultati anche a fronte di piccoli investimenti.

A scanso di equivoci, ribadisco ancora una volta il concetto: NON sono un esperto di protezione civile e NON voglio alimentare inutili polemiche. Queste mie osservazioni vogliono solo invitare a riflettere.
Sono certo che, tra i lettori di questo blog, ci siano persone molto competenti su queste tematiche: magari potrebbero confermare le mie considerazioni, oppure smentirle (e ne sarei molto felice!), oppure proporle nelle sedi più appropriate per migliorare la gestione delle emergenze.
Sono altrettanto certo che anche tra i lettori "meno esperti" di protezione civile possano nascere "idee" molto più utili ed intellligenti delle mie.
Anche questo è un modo per aiutare la popolazione dell'Abruzzo e, più in generale, tutti coloro che vivono in aree a rischio.

Concludo con alcune considerazioni piuttosto ovvie:
- è necessario investire ancora molto, almeno in Italia, sulla "cultura GIS", a partire dai nostri amministratori che troppo spesso sostengono i sistemi GIS solo a parole;
- non ha alcun senso disporre di "risorse" così notevoli (hardware, software e dati) se le stesse, per scarse conoscenze o errate valutazioni, non vengono adeguatamente sfruttate;
- i sistemi GIS sono, innanzi tutto, "sistemi": è sufficiente una sola componente sottodimensionata per limitare le prestazioni complessive. Mi riferisco in particolare alle "persone": operatori e utenti finali spesso non sufficientemente preparati.

Nell'era della tecnologia "l'uomo" resta pur sempre l'elemento centrale...

Saluti
PaoloGIS


SUGGERIMENTO IMPORTANTE: chi volesse confrontare (ovviamente in ambiente ArcMap) le ortofoto oggetto di questo articolo con immagini satellitari di altissima qualità, dovrebbe mantenere "monitorato" il servizio di Digital Globe descritto nel mio post del 17 febbraio.
Infatti, se accederete alla home page del sito (http://www.digitalglobe.com/) , troverete in primo piano un interessantissimo documento PDF che confronta un'immagine acquisita il 4 settembre 2006 con una del 8 aprile 2009 (ovvero 2 giorni dopo il sisma).
Il satellite è lo stesso, il QuickBird, e le immagini prodotte da questo "gioiello" hanno una risoluzione geometrica al suolo pari a 61cm.
A mio avviso, questa ripresa sarà pubblicata entro breve e andrà a sostituire l'immagine attualmente disponibile, quella del 4 settembre 2006.
Se così sarà, assisteremo a un altro beneficio della tecnologia!

martedì 17 febbraio 2009

Caricare in ArcMap le immagini satellitari di Digital Globe

NOTA: purtroppo, come potete leggere nei commenti in coda all'articolo, il servizio di mappa esposto da Digital Globe spesso non risulta disponibile. 
Ultimamente poi (primavera 2010) la situazione è peggiorata: probabilmente hanno modificato qualche indirizzo/impostazione del servizio. Le indicazioni contenute nell'articolo potrebbero quindi risultare infruttuose...

Cari utenti ArcGIS,
in questo articolo voglio segnalarvi un'ulteriore risorsa per caricare in ArcMap immagini del territorio di ottima qualità, in questo caso attraverso un servizio web completamente gratuito che "pubblica" immagini riprese sia da aereo che da satellite.

Mi sto riferendo ad un servizio WebGis erogato dalla società americana Digital Globe (http://www.digitalglobe.com/), azienda leader indiscussa del settore e, non a caso, fornitrice delle immagini pubblicate su web da "colossi" quali Google, Microsoft e molti altri.
Per accertarvene di persona vi basterà accedere ai rispettivi servizi di mappa (http://maps.google.com/ o http://maps.live.it/?mkt=it-it??) e leggere i "marchi" e le indicazioni di copyright evidenziate solitamente nella parte inferiore del monitor .

Dopo una rapida verifica sul territorio italiano, ho riscontrato che la qualità e la data di acquisizione delle immagini variano da zona a zona, anche se bisogna riconoscere che per alcune aree sono semplicemente spettacolari, come ad esempio su buona parte del territorio lombardo (in pratica Milano e zona nord fino a Lecco e Como) e su molte città importanti (Roma e Genova, solo per fare qualche esempio) .
In questi casi, le immagini hanno una risoluzione geometrica pari a 30cm a terra (caratteristica che consente una visualizzazione "più che accettabile" anche in scala 1:1.000) e una data di acquisizione molto recente (in genere, estate 2008).

Purtroppo, come spesso avviene in questi casi, risulta assai difficile reperire quelle informazioni che garantirebbero un uso più "oculato" dei dati. Non si pretende certo un metadato completo, ma almeno le caratteristiche principali...
Devo però ammettere che non ho cercato più di tanto: mi sono infatti limitato ad accedere alla seguente pagina del sito di Digital Globe, ovvero al visualizzatore WebGis che "carica" proprio le immagini oggetto di questo articolo: http://imageatlas.digitalglobe.com/ia-webapp/ :



Si tratta di un classica applicazione che effettua ricerche per località e consente agli utenti di selezionare la zona di proprio interesse, per poi richiedere, ai prezzi esposti nella medesima pagina, l'immagine digitale oppure una stampa cartacea dell'area in questione.

Se provate ad effettuare alcuni zoom attraverso questo visualizzatore, potrete notare che sulla sinistra della mappa appare un elenco con le immagini disponibili per l'area visualizzata.Per ogni immagine della lista viene riportata la risoluzione geometrica e la data di acquisizione.
In realtà, il visualizzatore mostra a video solo una delle immagini in elenco, ovvero quella definita per default... che probabilmente è anche la più "bella".
Se cliccate ad esempio sul seguente link, http://imageatlas.digitalglobe.com/ia-webapp/?lat=45.5907&lon=9.254&zoom=18, potrete impostare la vista su una delle aree di Monza oggetto delle mie verifiche. Otterrete la videata illustrata nella seguente figura, che potete ingrandire facendo doppio click sull'immagine:



Quindi, in prima battuta, vi consiglio di adottare la stessa tecnica per conoscere risoluzione geometrica e data di aggiornamento dell'immagine di vostro interesse.

Ovviamente auspico che qualcuno degli amici che seguono il blog abbia il tempo per approfondire la ricerca e reperire maggiori informazioni. Personalmente sono molto interessato a sapere se le immagini con risoluzione 30cm siano state acquisite da aereo oppure da satellite.
In effetti, non mi sembra di aver letto che tra i satelliti utilizzati da Digital Globe ve ne sia uno con tali caratteristiche: sembra infatti che il sensore geometricamente più preciso abbia una risoluzione di 60cm.
Questo dato potrebbe quindi indurre a pensare che la ripresa sia stata effettuata da aereo.

Lasciando a qualche volenteroso il compito di approfondire l'argomento, vediamo nel dettaglio la procedura per caricare in ArcMap le immagini Digital Globe.
Come al solito, faccio presente che il sottoscritto utilizza ArcView, ArcEditor o ArcInfo in versione 9.3 e service pack 1. Chi possiede la mia stessa configurazione non dovrebbe quindi avere problemi a "replicare" quanto illustrato... ma non posso garantire per le versioni precedenti!

Vi anticipo che la procedura è semplicissima e concettualmente identica a quanto riportato nel precedente post relativo ai dati pubblicati dal PCN, il Portale Cartografico Italiano.
Si tratta quindi di effettuare, tramite ArcCatalog, una connessione ad un Server GIS, con la precisazione che, per il PCN, il servizio è di tipo "ArcIMS", mentre in questo caso si tratta di servizio "WMS" (Web Map Service).

Premesso che si tratta di due "standard" molto utilizzati per applicazioni WebGis, è utile precisare che il primo è uno standard "di fatto", divenuto tale grazie alla grandissima diffusione di ArcIMS (in pratica il software di riferimento per la pubblicazione di mappe su web), mentre il secondo è uno standard "giuridico", ovvero definito a livello internazionale da OGC (Open Geospatial Consortium - http://www.opengeospatial.org/ ), un'organizzazione nata appunto a tale scopo.

La procedura è ben riassunta nella seguente figura: basterà accedere ad ArcCatalog ed effettuare un doppio click sulla voce "Add WMS Server".
Apparirà una maschera in cui si richiede di specificare l'indirizzo del servizio (URL), inserite: http://wms.globexplorer.com/gexservlets/wms?



Agendo sul pulsante "Get Layers", potrete verificare subito l'effettiva visibilità del servizio, mentre cliccando su "OK" salverete il collegamento che si presenterà in ArcCatalog come "GlobeXplorer Map Server on wms.globexplorer.com".

Dopo questa operazione, provate a "esplodere" il collegamento: selezionando il livello "wms_world" e attivando la scheda "Preview", vi apparirà la schermata rappresentata nella seguente immagine:



... che è appunto identica a quella mostrata dal visualizzatore WebGis di Digital Globe.
Il servizio risulterà d'ora in poi disponibile in ArcCatalog. Per caricarlo in ArcMAP vi basterà trascinare il livello "wms_world".


L'utilizzo in ArcMap assieme ad altri layer richiede come al solito alcune considerazioni sui sistemi geodetici di riferimento (Datum).
Come si evince leggendo le informazioni associate al servizio Digital Globe, risulta che lo stesso è esposto in coordinate geografiche e fa riferimento al datum WGS84.
Per garantirne un corretto utilizzo in ArcMAP "assieme" ad altri layer, basterà seguire le stesse indicazioni illustrate per il caricamento dei dati del PCN.
Per semplicità, riassumo velocemente le operazioni da compiere, ma in caso di dubbio fate riferimento al precedente post!

Come primo passo, dovete verificare le proprietà del dataframe in cui intendete caricare le immagini Digital Globe.
Chi ad esempio opera sul territorio lombardo dovrebbe già avere il proprio dataframe impostato sul sistema di coordinate cartografiche Gauss Boaga fuso ovest (Datum Roma40), ovvero, secondo dicitura Esri, Monte Mario Italy 1.
In questo caso, caricando il servizio WMS, ArcMap mostrerà l'avvertimento "Geographic Coordinates Systems Warning" e chiederà all'utente di indicare quale metodo adottare per effettuare la trasformazione fra i due differenti sistemi geodetici di riferimento (Roma 40 <-> WGS84).
Dovrete quindi agire sul tasto "Transformations" e impostare i 3 parametri come mostrato nella seguente figura:





Non aspettatevi una perfetta coincidenza!!!Evito di spiegarvene le ragioni: di fatto si ottiene solo una buona "corrispondenza", nell'ordine di qualche metro in funzione delle zona di interesse. Tutto sommato, direi più che adatta per l'uso che si deve fare di questo dato!
Ad esempio, si rivela utilissimo per verificare come il territorio "cambi" a dispetto di una cartografia spesso "immobile": in tal senso l'esempio in figura è piuttosto indicativo!

L'utilizzo delle immagini esposte da Digital Globe ha due limiti, che tuttavia, a mio giudizio, sono pienamente accettabili:
- la presenza del watermark Digital Globe, elemento che comunque non compromette l'utilizzo "qualitativo" delle immagini per la lettura e la conoscenza del territorio;
- la visualizzazione un po’ lenta, perchè il dato non risiede fisicamente sul PC ma viene "reso disponibile" da un server esterno - presumibilmente negli Stati Uniti - e, di conseguenza, con il "collo di bottiglia" della connessione a internet.

Per completezza, riporto qui sotto l'abstract con il quale viene presentato il servizio WMS. Mi sembra evidente (vedi ultima riga) che le immagini pubblicate sono liberamente utilizzabili: si paga solo per avere una versione del servizio senza il "marchio" Digital Globe sovraimpresso.

Abstract: GlobeXplorer's Web Mapping Service (WMS) enables on-line access to the largest online library of aerial and satellite imagery in the world, delivering hi-res, geo-referenced images directly into your mapping project. GlobeXplorer eliminates the time, cost and hassle of locating an image,waiting for delivery, and managing large image files by delivering high-resolution imagery directly into your desktop. Our library isconstantly expanding with updated imagery and includes the entire continental United States as well as satellite and aerial imagery worldwide. Our service is ideal for government agencies, engineers, GIS professionals, environmental and property planners, scientific research, or any professional user of desktop mapping applications. For more information about GlobeXplorer, visit www.globexplorer.com. To purchase clear, unwatermarked access to our services, contact sales@globexplorer.com or call1-800-417-7808

Ho fatto infine una rapida comparazione con le immagini esposte in quattro siti molto famosi...Voglio però precisare che, come al solito, ho utilizzato come "area test" la zona di Monza e, in particolare, l'area intorno alla sede della nostra azienda: le mie considerazioni potrebbero quindi non risultare vere su altre zone!
Considerate poi che tutte le mie considerazioni fanno riferimento alla data di questo post.

Ecco i risultati:
- http://www.pcn.minambiente.it/ : risoluzione geometrica leggermente inferiore (50 cm); data di aggiornamento precedente (6 settembre 2007).
- http://maps.live.it/?mkt=it-it?? : risoluzione geometrica molto inferiore; data di aggiornamento sconosciuta, ma sicuramente precedente (2007?). Segnalo però la possibilità per questo sito di passare alla "vista aerea", una modalità attraverso la quale si accede a immagini molto belle e abbastanza aggiornate, che purtroppo non sono tuttavia utilizzabili come "sfondo" perchè "prospettiche";
- http://www.visual.paginegialle.it/ : risoluzione comparabile; data di aggiornamento sconosciuta, ma sicuramente precedente (2007?);
- http://maps.google.com/ : risoluzione geometrica inferiore; data di aggiornamento sconosciuta, ma sicuramente precedente (2007?);

Vi faccio notare che i servizi di mappa esposti nei primi 2 siti sono facilmente utilizzabili in ambiente ArcMap.

Nei prossimi giorni mi riprometto di rivedere quanto pubblicato in modo da migliorare contenuti e forma: in tal senso, spero mi siano d'aiuto i vostri commenti!

Nella speranza di esservi stato utile, vi invito a partecipare attivamente al blog!
Saluti,
PaoloGIS

venerdì 6 febbraio 2009

Caricare in ArcMap i dati del Portale Cartografico Nazionale (PCN)... e di altri servizi WebGIS

Revisioni e note:
- 1-10-2015: su indicazione di un lettore, ho inserito nel post (previa verifica di funzionamento su postazione ArcMap 10.3.1) il nuovo URL per collegarsi ai servizi di mappa ArcGIS: http://www.pcn.minambiente.it/arcgis/rest/services

- 24-4-2012: nel marzo scorso il PCN ha modificato qualche impostazione dei servizi ArcGIS Server e da allora NON si riescono più a caricare in maniera "massiva", impostando cioè il collegamento illustrato nella nota qui sotto. Abbiamo segnalato il problema al PCN, ma la soluzione sembra più difficile del previsto... In attesa di buone novelle, dobbiamo quindi ripiegare sui pari servizi WMS, poco male!

- 20-05-2011: settimana scorsa il PCN ha ristrutturato il proprio sito e ha sostituito i "vecchi" servizi ArcIMS con analoghi servizi erogati tramite piattaforma ArcGIS Server (AGS).
Ne deriva che i primi NON sono più disponibili e in tal senso alcuni passaggi del seguente articolo possono dirsi "superati" (ma non tutti!).
Il collegamento ai servizi  AGS è molto semplice: basta impostare una nuova connessione in ArcCatalog agendo sulla voce "Gis Server" e poi su "Add ArcGIS Server".
Nella prima maschera che appare selezionate l'opzione "Use GIS Services", in quella successiva attivate il flag "Internet" e inserite la seguente "Server URL": http://www.pcn.minambiente.it/arcgis/services
Cliccando su "Finish" memorizzerete per sempre la connessione...
Ovviamente continuano ad essere disponibili i pari servizi WMS, che però richiedono di impostare una connessione per ogni singolo servizio... sai che barba!!!
Per maggori dettagli vi rimando però alla guida - molto dettagliata -  che lo stesso PCN pubblica al seguente link: http://www.pcn.minambiente.it/GN/guide/Guida_GN_ArcGIS.pdf  La guida fa riferimento alla versione 9.3, ma le stesse impostazioni valgono anche per la 9.3.1 e per la 10.



Cari utenti ArcGIS,
attivo questo blog per segnalarvi un'altra risorsa "dati" completamente gratuita e molto interessante.
Molti di voi conoscono certamente il Portale Cartografico Nazionale (PCN) accessibile dal seguente link http://www.pcn.minambiente.it/PCN/index.html .

Non tutti sanno però che i dati pubblicati sono anche utilizzabili direttamente in ambiente ArcMap.

Premetto che in azienda utilizzo attualmente ArcView, ArcEditor o ArcInfo in versione 9.3 e service pack 1.Chi possiede la mia stessa configurazione non dovrebbe avere problemi a "replicare" quanto sotto.
Non escludo invece che gli utenti delle versioni superate, in particolare 9.1 o precedenti, potrebbere riscontrare differenze, anche rilevanti, rispetto a quanto descritto.
Diciamo innanzitutto che dalla home page del PCN è possibile visualizzare, cliccando sulla voce "accesso libero", l'elenco di tutti gli strati informativi disponibili per essere consultati.

Da qui si può accedere ai relativi metadati cliccando su "Dettagli metadato" (nota: alcuni sono piuttosto "minimali" anche nella versione completa...) e, ovviamente, alla visualizzazione delle "mappe" cliccando sulla voce "Disegna mappa".

Figura 1

Le mappe sono accessibili attraverso il visualizzatore WebGis illustrato in figura 1 (doppio click per ingrandire l'immagine) che per nostra fortuna utilizza, come la stragrande maggioranza di queste applicazioni, il motore ArcIMS... un software, manco a dirlo, appartenente alla famiglia ArcGIS.

Da qui a caricare le mappe direttamente in ArcMap il passo è breve!
Infatti, come rappresentato in figura 2, è sufficiente accedere ad ArcCatalog e, nel "catalogo" di sinistra, individuare la voce "GIS Servers" (nel caso non fosse disponibile occorre accedere al menu "Tools" e cliccare sulla voce "Options", quindi entrare nella scheda "General" e, nell'elenco superiore, apporre un flag in corrispondenza della voce "GIS Servers").
Selezionando "GIS Servers" appariranno sulla destra (ammesso che sia attiva la scheda "Contents") una serie di voci tra le quali "Add ArcIMS Server".


Figura 2

A questo punto (vedi figura 3) è sufficiente un doppio click per visualizzare una maschera in cui si richiede di specificare l'indirizzo del servizio WebGIS (URL of server) ovvero, nel caso specifico, http://www.pcn.minambiente.it/arcgis/rest/services


Figura 3

Dopo questa operazione, agendo sul tasto "Get list", potrete già visualizzare la lista degli strati informativi disponibili.
Dopo aver inserito il flag nella casella All Services, potrete cliccare sul tasto "OK" per terminare la procedura.
In questo modo  il collegamento al PCN risulterà impostato e, d'ora innanzi, apparirà sempre nel catalogo consentendo l'accesso a numerosi strati informativi (in figura 4 ad esempio viene mostrata l'anteprima dello strato "default" rappresentativo del nostro bel paese).


Figura 4

In figura 5 viene invece mostrato lo stesso layer visualizzato però ad una scala maggiore e con evidenziati gli attributi associati al comune di Monza.


Figura 5

Ovviamente "il bello" sta nel caricare tutti questi strati in ArcMap, nell'ottica cioè di poterli sovrapporre ed analizzare assieme ai propri dati.
In questo caso occorre però gestire in maniera appropriata eventuali trasformazioni tra differenti sistemi di riferimento (SR), argomento sempre più di attualità ma spesso fonte di numerosi problemi per gli utenti meno esperti.

Come è facile comprendere del nome dei vari layer, ogni strato del PCN viene reso disponibile in 3 diversi sistemi di coordinate sebbene tutti relazionati al sistema geodetico di riferimento WGS84:

- sistema di coordinate geografiche;
- sistema di coordinate cartografiche in proiezione UTM - fuso 32N;
- sistema di coordinate cartografiche in proiezione UTM - fuso 33N.

Per coloro che già operano in uno di questi sistemi non vi sono problemi particolari a patto, ovviamente, di scegliere lo strato corrispondente al sistema normalmente utilizzato in ArcMap.

A chi invece utilizza un differente sistema di riferimento (ad esempio per chi come me lavora principalmente sul territorio lombardo) suggerisco di caricare lo strato in coordinate geografiche utilizzando la stessa identica procedura che ho illustrato nel mio precedente post sulle "mappe stradali".

Se applicata correttamente la procedura permette di ottenere il risultato mostrato in figura 6 dove una tipica cartografia aerofotogrammetrica comunale (rappresentata in rosso), realizzata nel sistema di coordinate cartografiche Gauss-Boaga fuso ovest (Datum Roma 40) , viene sovrapposta alle ortofoto del PCN...
...il tutto con un'approssimazione più che valida.... e comunque ulteriormente migliorabile realizzando una trasformazione "ad hoc" attraverso gli strumenti disponibili in ArcMap (argomento che magari affronterò in un prossimo articolo).


Figura 6

Prima di iniziare a "giocare", è vivamente consigliata la lettura delle pagine introduttive del PCN e, ovviamente, dei metadati: solo in questo modo potrete conoscere le caratteristiche dei dati e capire come utilizzarli correttamente.

Come già anticipato, non sempre i metadati sono così completi come ci si aspetterebbe.
Nel caso ad esempio dello strato denominato "ortofoto a colori 2006" (vedi figura 5) si apprende, ma solo leggendo quanto riportato nella pagina "ultime novità" del sito, che l'acquisizione dei fotogrammi è stata completata nel 2007: ne deriva che alcune ortofoto sono più recenti di altre.
Per sapere con esattezza in quale data sono stati acquisiti i singoli fotogrammi è però sufficiente caricare in ArcMap anche il layer "date_ortofoto_colore_2006". .. scoprirete anche che alcune foto nel sud italia risalgono al 2005.

Tenete anche presente che il PCN non è l'unico servizio WebGIS accessibile con la procedura qui illustrata!
Provate ad esempio a caricare in ArcMap i dati pubblicati dal geoportale della regione Lombardia: basterà aggiungere un nuovo servizio ArcIMS inserendo come URL of Server l'indirizzo http://www.cartografia.regione.lombardia.it

La regione Lombardia si è dimostrata addirittura più "lungimirante" e "generosa" del PCN: infatti i dati possono essere scaricati anche "fisicamente" sul proprio PC (vedi sezione Download Dati del geoportale).

Ai lettori interessati da questo argomento, proporrei di verificare quanti altri enti pubblici hanno attivato servizi analoghi a quelli del PCN e della regione Lombardia.
Vi invito anzi a lasciare traccia delle vostre verifiche: un commento per segnalare gli enti chi rendono accessibili via web, ovvero di dominio pubblico, mappe e dati realizzati con le tasse dei cittadini!

Saluti e buon divertimento.
PaoloGIS

mercoledì 4 febbraio 2009

Mappe stradali gratuite grazie ai servizi "ArcGIS online"

Attenzione: questo articolo fa riferimento alla versione 9.3 di ArcGIS.
Con il rilascio della versione 9.3.1, il collegamento ai servizi ArcGis Online è ancora più immediato. E' sufficiente cliccare sul menu File di ArcMap e poi sulla voce Add data from ArcGIS Online...
Vi ritroverete in una pagina del portale Resource Centers in cui appariranno molte icone rappresentative dei layers disponibili, cliccate su uno di questi (ad esempio World Street Map) e poi, nella maschera successiva, su Apri . Dopo qualche secondo il layer verrà visualizzato in ArcMap.


Cari utenti ArcGIS,
inauguro questo blog segnalandovi una risorsa "dati" completamente gratuita e molto interessante.

Mi sto riferendo ad un layer rappresentativo delle mappe stradali sul modello di "tutto città" (vedi Figura 1 - doppio click per ingrandire l'immagine) reso disponibile direttamente da Esri America come servizio "ArcGIS Online".

Figura 1

Premetto che il sottoscritto utilizza attualmente ArcView, ArcEditor o ArcInfo in versione 9.3 e service pack 1.
Chi possiede la mia stessa configurazione non dovrebbe avere problemi a "replicare" quanto sotto.
Non escludo invece che gli utenti delle versioni superate, in particolare 9.1 o precedenti, potrebbere riscontrare differenze, anche rilevanti, rispetto a quanto descritto.

Per consentire la visualizzazione in ArcMap, Esri ha predisposto un layer scaricabile dalla seguente pagina http://resources.esri.com/arcgisonlineservices/index.cfm?fa=content_detail&contentID=C3D3A7D6-1422-2413-190ED12295F6FA3F
ovvero cliccando sulla voce "ArcMap" nel rigo "View Service In:"
(per scaricare direttamente il layer clicca sul seguente link Download lyr file )

Per una prima visualizzazione del layer è sufficiente trasferirlo sul proprio PC e aprirlo con ArcCatalog o ArcMAP.

Per visualizzare il layer assieme ad altri dati occorre considerare che i servizi ArcGIS Online 2D sono pubblicati utilizzando un sistema di coordinate geografiche nel sistema geodetico di riferimento WGS84.
Questa informazione era corretta alla data di prima pubblicazione del post, in realtà, a fine 2009, ESRI ha deciso di pubblicare i servizi di mappa secondo lo standard dettato da Google Earth e Bing, utilizzando quindi il sistema di coordinate piane denominato Web Mercator Auxiliary Sphere . Una scelta che NON comporta però alcuna modifica rispetto a quanto di seguito illustrato: infatti il sistema geodetico di riferimento è ancora il WGS84.
Per maggiorni dettagli su questo argomento, fate riferimento al seguente link: http://blogs.esri.com/Dev/blogs/arcgisserver/archive/2009/11/20/ArcGIS-Online-moving-to-Google-_2F00_-Bing-tiling-scheme_3A00_-What-does-this-mean-for-you_3F00_.aspx

Tenete presente che la maggior parte degli utenti italiani utilizza layer associati a datum (sinonimo di sistema geodetico di riferimento) diversi dal WGS84, mi riferisco in particolare ai datum storicamente adottati nel nostro paese: Roma40 e ED50 (European Datum 1950).
Inoltre quasi tutti gli utenti operano non in coordinate geografiche (latitudine e longitudine) ma in coordinate piane (ovvero cartografiche): EST e NORD.
Ne deriva che per ottimizzare l'allineamento fra layer associati a datum diversi, occorre impostare la trasformazione più adatta al caso in studio.

Come primo passo dovrete verificare in ArcMap le proprietà del dataframe in cui intendete caricare le mappe stradali.
Chi ad esempio opera sul territorio lombardo "dovrebbe" già avere il proprio dataframe impostato (vedi scheda "Coordinate System") sul sistema di coordinate cartografico Gauss Boaga fuso ovest (Datum Roma 40), altrimenti detto, secondo dicitura Esri, Monte Mario Italy 1 (vedi Figura 2).
In questo caso, caricando il layer delle mappe stradali, ArcView mostrerà l'avvertimento "Geographic Coordinates Systems Warning" (vedi Figura 3) chiedendo all'utente di indicare il metodo da adottare per effettuare la trasformazione fra i 2 sistemi geodetici di riferimento (Roma 40 <-> WGS84).
La trasformazione fra i 2 diversi datum si rende infatti necessaria per ottimizzare l'allineamento fra i 2 layer ovvero, in altri termini, per migliorare l'accuratezza della sovrapposizione. Si tenga anche presente che esistono diversi metodi per effettuare l'operazione: l'utente può scegliere se adottarne uno "standard", ovvero già disponibile in ArcGIS, piuttosto che definirne uno nuovo.

Figura 2

Figura 3

Dovrete quindi agire sul tasto "Transformations" e impostare i 3 parametri richiesti esattamente come indicato nella Figura 3...
...cliccando su "OK" e quindi su "close" avrete il risultato mostrato in Figura 4.


Figura 4

Attenzione: non aspettatevi una perfetta coincidenza!!!

...per ora evito di spiegarvi le ragioni, di fatto si ottiene solo una buona "corrispondenza", nell'ordine di qualche metro in funzione delle zona di interesse... direi più che adatta per l'utilizzo che si deve fare di questo dato!

Ribadisco che la trasformazione tra sistemi geodetici di riferimento è del tutto inutile nel caso vogliate visualizzare la mappa stradale "da sola"...

Tenete anche presente che l'utilizzo di questo dato ha 2 aspetti "negativi", ovvero:
- il "dettaglio massimo" è disponibile solo sulle aree ritenute più "importanti" (Monza ad esempio) mentre sulle restanti zone bisogna accontentarsi di un dettaglio leggermente minore (in pratica il layer non viene più visualizzato quando si impostano scale superiori a 1:7.500);
- la visualizzazione risulta un po' lenta in quanto il dato non risiede fisicamente sul PC ma viene "reso disponibile" da un server esterno.

Faccio anche notare che i servizi ArcGIS online prevedono altri dati "free" a completa disposizione degli utenti ArcGIS (ArcView ma non solo...), a tale scopo vi consiglio di visitare il sito http://resources.esri.com/arcgisonlineservices/ per verificare se vi sono altre risorse di vostro interesse.

Alcuni servizi ArcGIS online sono invece a pagamento, ad esempio esiste la possibilità di caricare in ArcMAP gli stessi dati visualizzati da Virtual Earth di Microsoft...
...attendo commenti...
Saluti e buon lavoro!
PaoloGIS

AREA FORUM (vedi anche post del 10/1/2014)

Post più letti nell'ultimo mese: